Psicologia Analitica è la denominazione relativa alla psicologia del profondo elaborata da Carl Gustav Jung (1875-1961); dalle sue teorizzazioni prendono le mosse tutti i successivi sviluppi, come per esempio i contributi di E. Neumann, M. Fordham e J. Hillman.
L’inconscio per Jung precede la coscienza e ne rappresenta la radice, non soltanto in quanto “sede” del passato e del rimosso, ma come dimensione capace di esprimere il progetto d’esistenza.
L’approccio interpretativo della Psicoterapia Analitica non utilizza un metodo causale (come nella psicoanalisi freudiana) ma un metodo finalistico, ossia non vuole “spiegare” un determinato disagio, ma far emergere il significato ed il senso che quel disagio vuole indicare.
Pertanto la psicoterapia a orientamento junghiano è caratterizzata da una lettura prospettica dei contenuti e delle immagini psichiche, attraverso la quale i sintomi divengono simboli di trasformazioni da effettuare.
<<Quando si ha a che fare con le cose psichiche, il chiedersi “perché si verifica la tal cosa?” non è necessariamente più produttivo che il domandarsi “a che scopo succede?”>>
(Jung, 1945-1948)
<<Parlo per immagini non perché io voglia essere brillante nella scelta delle parole, ma per l’incapacità di trovare quelle parole. Non posso infatti esprimere in altro modo le parole che emergono dal profondo>>
(Jung, “Libro Rosso”)